|
|
|
|
Questa pagina riporta i testi delle trasmissioni di Rossella sulla radio C R C fm
1°
Presentazione
-
1B -
2° La famiglia non è
un opzional -
2b -
3° Genitori
contenti e non della scuola pubblica -
3B
Presentazione
personale e di CRESCENDO Intervistatore: Buongiorno a R Melodia fondatrice e Presidente di CRESCENDO “progetto scuole evangeliche”;
Rossella : buongiorno Parliamo infatti dei primissimi anni 70, quando subito
dopo il matrimonio e la conseguente nascita dei figli, ci si interrogava con mio
marito su quale fosse il modo giusto di allevare ed educare i bambini, perché
molte delle coppie che avevamo sotto gli occhi, non costituivano delle famiglie
che avremmo voluto imitare, e francamente neppure loro stesse erano contente dei
risultati ottenuti. Queste richieste, aggiunte alla mia personale e profonda convinzione e l’esperienza accumulata in tanti anni, mi hanno fatto decidere di fondare CRESCENDO “progetto scuole evangeliche” per intervenire ed aiutare, con insegnamenti basati sulle Sacre Scritture, nel campo dell’educazione e dell’istruzione. I :
grazie, passerei ora alla seconda
parte di questa interessante intervista. 1B Le scuole evangeliche e le scuole pubbliche.Nel campo della SCUOLA FAMILIARE Vogliamo: Nel campo delle SCUOLE EVANGELICHE · Come dicevo prima in quegli anni abbiamo cercato scuole evangeliche in Italia e non trovandone, abbiamo sperato che ne sorgessero possibilmente in varie città, in modo che si sviluppasse un “progetto scuole evangeliche” ad ampio raggio.
Ci siamo posti i seguenti
obbiettivi: Nel campo delle SCUOLE PUBBLICHE abbiamo questi obbiettivi:
·
Fornire
aiuto alle famiglie cristiane che vogliono contrastare la cultura del mondo,
con la verità scritturale,
·
Essere un collegamento
organizzativo con e tra chi sta
facendo esperienze nel campo dell’insegnamento cristiano · Fornire informazioni su attività, progetti, esperienze, materiale utile, iniziative di altri gruppi che lavorano con gli stessi scopi, . · E abbiamo anche organizzato dei convegni , che mettano l’accento sulla necessità di un’educazione attenta :il titolo del convegno di quest’ anno era venditori di fumo e cercatori d’oro, convegno sulla scuola familiare e l’insegnamento di qualità. I: Data la tendenziosità politica o la filosofia anticristiana che ispira molti testi scolastici avete pensato a produrre voi materiale scolastico di ispirazione cristiana? R: Sui testi e sui contenuti in generale di libri, filmati, programmi per i ragazzi, o a loro comunque accessibili, ci sarebbe tanto da dire e da fare, per il momento nel campo della DIDATTICA abbiamo come obbiettivi: · Raccogliere materiale didattico da pubblicare o distribuire · Preparare materiale didattico per le scuole evangeliche · Riunire un gruppo didattico pronto a fornire risposte o aiuto alle varie necessità utilizzando i mezzi di comunicazione disponibili ed idonei o eventualmente gruppo insegnante itinerante. · Segnalare pubblicazioni o altro che possa essere utile alle famiglie I: R, a quanti fossero interessati all’iniziativa “PROGETTO SCUOLE EVANGELICHE” e quindi volessero mettersi in contatto con l’Associazione, che elementi fornisci? R: abbiamo predisposto canali per contattarci o saperne di più: sito internet . www.utilecomune.com · c’è un indirizzo di posta elettronica crescendo@utilecomune.com · una mailing list: su Yahoo alla voce scuole familiari http://it.groups.yahoo.com/group/scuolafamiliare/ dove (dopo semplice registrazione) si può partecipare a discussioni o semplicemente chiedere informazioni, ma se doveste trovarvi in difficoltà basta mandare una mail di richiesta al: webmaster@utilecomune.com o crescendo@utilecomune.com ! I: R, hai qualcosa da dire a quanti potrebbero essere perplessi o incerti su questo progetto? R: effettivamente sono molti i problemi e le perplessità che accompagnano gli interventi nel campo dell’educazione ed istruzione dei ragazzi. Ma dobbiamo anche ricordarci di tutti gli insegnamenti ed i consigli che Dio ci dà nella sua Parola. Ascolta Israele…affinché tu sia felice… questi comandamenti … li inculcherai ai tuoi figliuoli… ne parlerai quando starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti alzerai …e ti coricherai (Deut. 6:4-7). Quel che abbiamo udito e conosciuto e che i nostri padri ci hanno raccontato, non lo celeremo ai loro figli, diremo alla generazione futura le lodi del Signore, la sua potenza e le meraviglie che Egli ha operate. ……, perché ponessero in Dio la loro speranza e non dimenticassero le opere di Dio, ma osservassero i suoi comandamenti ( Sal. 78:3-7)
Sono convinta che, il Signore chieda a noi , genitori ed educatori cristiani, di fare molta attenzione ai suoi insegnamenti. I nostri ragazzi, sono suoi, il progetto di vita per i nostri figli, lo fa Lui, a noi di obbedire e metterlo in pratica camminando con umiltà e con fede, per poterlo realizzare. I: grazie della disponibilità, ma voglio sperare che avremo un seguito. R : Certamente, ho ancora molte cose da raccontare.-------------- su▲
osserva e ascolta tutte queste cose che ti comando, affinché tu sia felice, e i tuoi figli dopo di te, quando avrai fatto ciò che è bene e giusto agli occhi del SIGNORE tuo Dio.
2B
LA FAMIGLIA NON È UN OPTIONAL
: il branco (Rossella) La famiglia non è un optional nella vita dei figli, il ruolo della famiglia è FONDAMENTALE per la buona crescita dei ragazzi.
Ho qui davanti a me una serie di articoli, in cui si parla di disagio giovanile, di disadattamento, di mancanza di riferimenti nei giovani, di delinquenza giovanile e possibili cause e rimedi. Tra questi c’è un articolo che voglio leggere oggi, con un titolo terribilmente esplicito e chiaro: Questo articolo a firma M. VITTORIA GIANNOTTI con il quale IL GIORNALE del 19 ottobre 2002 ci relaziona su un CONVEGNO di PSICOTERAPEUTI DELL’ADOLESCENZA tenuto l’anno scorso a Firenze , (Ettore) RAGAZZI ALLO SBANDO In un convegno a Firenze si è parlato di disagio giovanile e violenza: sotto accusa soprattutto la sordità della famiglia e della scuola
Immaginate un trapezista che volteggia leggiadro nell’aria compiendo manovre così pericolose da mozzare il fiato. In un circo dove non esistono reti di protezione. Bene: il trapezista è l’adolescente, il circo è la vita. Il paragone, suggerito da una psicologa di grande esperienza come Cristina Pratesi, coglie nel segno il dramma di un’età difficile da attraversare. Perché se alle spalle c’è il paradiso perduto dell’infanzia, all’orizzonte si profilano minacciose le responsabilità e i problemi dell’età adulta. In mezzo c’è quel guado chiamato adolescenza. «Il nostro compito come psicoterapeuti - spiega Cristina Pratesi – è quello di aiutare gli adolescenti a crescere come individui. Spesso i giovanissimi si sperimentano, si mettono alla prova anche con azioni pericolose, ma noi psicologi, insieme alle istituzioni, dobbiamo permettere loro di compiere quelle ardite sperimentazioni senza farsi troppo male l’articolo continua, con la parte che più ci interessa stamattina
Un obiettivo ambizioso, quello degli psicoterapeuti dell’adolescenza, riuniti in un convegno a Firenze. Perché quel «male», a conti fatti, appare difficilmente evitabile. Soprattutto alla luce degli efferati delitti che, negli ultimi tempi, hanno visto come protagonisti proprio insospettabili adolescenti. E anche se «i reati minorili sono in diminuzione - come spiega Gustavo Pietropolli Charmet, presidente dell’istituto Minotauro di Milano e autore della perizia sul caso di Erika e Omar – ne sono aumentate la gravità e l’efferatezza. Non esiste quasi più il delinquente di periferia, cresciuto nella povertà e nel disagio, ora ci sono due nuovi soggetti: il gruppo e la coppia, come è avvenuto per gli assassini di Desirée e a Novi Ligure”. Le ragioni sono da ricercare in un contesto sociale e familiare radicalmente mutati. «Nel contesto attuale - continua Charmet Pietropolli - la fame di relazione dei ragazzi coi coetanei è più forte rispetto al passato. Gli adolescenti sono abituati a stare più con gli altri ragazzi che coi genitori che, spesso per motivi di lavoro, tendono a trascurarli. Il sostegno degli adulti viene così a mancare. Si creano cosi le condizioni per una dipendenza del ragazzo dalla coppia o dal gruppo. Ed è proprio in questi due ambiti che vengono gestiti il rischio e la trasgressione. I reati diventano più efferati perché, proprio per il fatto di commetterli con altre persone, viene a mancare l’identificazione con la vittima, la violenza viene vissuta con un certo distacco e 1’atto diventa quasi divertente». A questo si aggiungono motivazioni squisitamente psicologiche. «Nell’adolescenza - osserva uno degli organizzatori del convegno, Emilio Masina, della cooperativa “Rifornimento in volo» - il gruppo dei pari si sostituisce alla famiglia. Inoltre, continua l’articolo…. Patologie come anoressia e bulimia sono un fenomeno in preoccupante espansione. … negli ultimi anni, il numero di ragazzi e ragazze che si sono rivolti a uno specialista della mente è praticamente raddoppiato
(Rossella) Grazie. Qui l’articolo prosegue riportando le parole di alcuni esperti che prendono in esame il caso di Desireé e ne traggono alcune conclusioni. Io vorrei ritornare su alcune frasi, che non possono restare relegate alle poche righe di un quotidiano e lasciare, come si dice, il tempo che trovano. Rileggo alcune righe è il vuoto della famiglia che spinge al branco …… Le ragioni sono da ricercare in un contesto sociale e familiare radicalmente mutati. Nel contesto attuale la fame di relazione dei ragazzi coi coetanei è più forte rispetto al passato. Gli adolescenti sono abituati a stare più con gli altri ragazzi che coi genitori Il sostegno degli adulti viene così a mancare. Si creano cosi le condizioni per una dipendenza del ragazzo … dal gruppo. Ed è proprio in questo ambito che vengono gestiti il rischio e la trasgressione. I reati diventano più efferati perché, proprio per il fatto di commetterli con altre persone, viene a mancare l’identificazione con la vittima, la violenza viene vissuta con un certo distacco e 1’atto diventa quasi divertente.
Questo è ciò che affermano noti studiosi dell’adolescenza. 3° intervento ottobre 2003
Genitori contenti e non della scuola pubblica.
(ETTORE) Buongiorno, oggi Rossella risponderà ad alcuni genitori che hanno i figli alla scuola pubblica e vogliono interagire di più con la scuola dei loro ragazzi. (ROSSELLA) Cari amici buongiorno e ben trovati. Ogni
giorno milioni di ragazzi in tutto il mondo, si affannano o gioiscono, con
libri, quaderni, matite, penne, compassi, conchiglie, sassi, frutti e tutto ciò
che si può toccare, contare, studiare. La
maggioranza dei nostri bambini e dei ragazzi, frequenta la scuola pubblica, e
da parte dei genitori, mi sono state rivolte alcune domande a questo proposito. Comincio col rispondere ai Genitori contenti della scuola. (E) Cosa può e deve fare un genitore che ha veramente a cuore l’educazione, l’istruzione, il futuro del proprio figlio? Cosa possiamo fare come genitori contenti della vita scolastica dei nostri figli, per mantenere un buon rapporto con la scuola, per non perdere il contatto con i nostri ragazzi, per sottolineare le cose buone e positive che il nostro bambino sta imparando e vivendo e come segnalare e correggere eventuali piccoli errori? ( queste domande in particolare da Francesca dalla provincia di Lucca e Giovanna dalla provincia di Forlì) (R) Non perdere il contatto con i propri figli, anche se passano molte ore fuori di casa, è importante e doveroso; incidere sulla vita scolastica dei propri figlio è lecito e possibile: come fare in pratica? E’ importante, quando i ragazzi tornano a casa, avere tempo per loro. Dobbiamo mantenere buoni rapporti e la loro fiducia, ascoltando ciò che hanno da dirci, lasciandoci permeare dalle loro emozioni , lodandoli per i buoni risultati, aiutandoli ( con moderazione) nei compiti, nelle ricerche, raccontando loro qualche nostra esperienza attuale o passata, che sia simile alla loro, sempre incoraggiandoli ed istruendoli, capendo le loro difficoltà ed i loro entusiasmi, facendo sentire loro che siamo felici di essere di nuovo insieme, che ci sono mancati, che aspettavamo loro per progettare insieme qualche gita o qualche cosa che a loro piace molto; che non li lasceremo soli nelle difficoltà, che ci terremo qualche ora libera per aiutarli ad organizzare un pomeriggio con i loro amici, insomma che la loro vita, le loro esperienze ci interessano. Per
quanto riguarda il mantenere contatti con la scuola, questo si può fare,
partecipando a riunioni, incontri ecc. con proposte, acquisendo e
riportando informazioni , informandosi ed informando altri genitori, almeno
quelli più disponibili, su alcune cose che ritenete importanti, coinvolgendo
insegnanti e direttori con proposte e non solo con lamentele. In base
al DPR 416/74 i genitori possono formare un COMITATO, che propone
determinate cose ed interventi, e che richiede alla scuola di essere
interpellato per decisioni particolari da prendere.
Ovviamente il fatto di proporre non implica necessariamente l’approvazione; la
responsabilità della scuola resta a carico del Dirigente scolastico e degli
Insegnanti e non dei genitori, ma le possibilità per essere presenti, attivi,
partecipi ditelo come volete, nella scuola ci sono: bastano idee , possibilmente
buone, e buona volontà. In contrasto con queste famiglie molto contente della vita scolastica dei ragazzi, dobbiamo dire che purtroppo ce ne sono altre, che non dormono sonni tranquilli. Non sono pochi infatti i genitori che hanno dei problemi con la scuola dei loro figli, genitori cioè, che per diversi motivi, non sono contenti dell’ambiente scolastico, e non riescono a trovare una soluzione soddisfacente ; cosa possono fare i genitori che si rendono conto che l’integrità, morale e fisica dei ragazzi è in pericolo, e che qualcosa minaccia seriamente anche la loro incolumità? Nella seconda parte parleremo del cosiddetto bullismo, un problema presente nelle nostre scuole e che affligge soprattutto ragazzi tranquilli, che proprio per questo motivo diventano “vittime”, di episodi deprecabili e risponderemo ad alcuni genitori che ci hanno scritto molto amareggiati. 3B Genitori contenti e non della scuola pubblica.: bullismo
Eccoci di nuovo insieme, cari amici, per affrontare un argomento un po’ spinoso, che riguarda purtroppo numerose famiglie. Oggi vorrei rispondere a quelle mamme e a quei papà, ( Antonella dalla provincia di Roma, Franco sempre da Roma, Elisabeth dalla provincia di Milano, Alessandra dalla provincia di Napoli ed altri) che ci hanno telefonato amareggiati e preoccupati perché la scuola dei loro figli, era in realtà un covo nel quale potevano agire indisturbati gruppetti di bulli, più o meno scatenati. Un padre constatava amareggiato: si sono persi i riferimenti reali, infatti la scuola ha inalberato per diverse settimane di fila la bandiera arcobaleno con la scritta PACE, i ragazzi schierati per una pace ideologica, hanno però picchiato il compagno di banco”.
Sono anni che avvengono nelle scuole avvengono risse tra compagni, prevaricazioni verso i più deboli, furti, ricatti, pestaggi, vandalismi…. Sto parlando di una scuola ELEMENTARE italiana, sto parlando di molte scuole elementari e medie italiane. Queste “espressioni vandaliche”, questi crimini, avvengono più facilmente nelle scuole pubbliche , perché le private possono esercitare maggiore controllo ed in generale sono scuole che vengono prescelte da persone che desiderano più tranquillità e disciplina Un Direttore didattico da me interpellato, su ciò che viene chiamato “il fenomeno del bullismo”, mi ha parlato anche di minacce personali tra bambini di 3 e 4 elementare, con un coltellino. Qualche bambino ha pestato l’insegnante, e non si è trattato di un episodio isolato. Questo Direttore mi ha parlato di episodi gravi successi tanto nelle elementari di una degradata periferia cittadina, quanto di scuolettine di cittadine rivierasche, tutto fiori, palme e…. focaccia.
I genitori ci hanno chiesto, cosa possiamo fare? I genitori si possono e devono rivolgere all’autorità scolastica, all’insegnante prima ed al Direttore o al Preside poi. Se il fenomeno è limitato a uno o pochi elementi, è più facilmente circoscrivibile, in caso contrario, forse nessuno prenderà provvedimenti e al malcapitato non resta di solito che subire o cambiare scuola, perché dopo le proteste dei genitori, viene preso ancora più di mira dai prepotenti. Un ragazzino che aveva raccontato a casa ciò che era successo, è stato ritirato da scuola dopo qualche settimana, non potendo reggere l’ insulto (spia, spia) che gli veniva rivolto continuamente da alcuni compagni.
Per il rispetto che ho per l’insegnamento e per gli insegnanti, per la scuola e per lo studio vorrei fare appello agli insegnanti ed ai Direttori Didattici, alle famiglie : non permettete che la scuola venga così snaturata, così massacrata, così dissacrata fino a perdere totalmente la sua vocazione educativa e docente e divenga terra di impunità per i violenti e i prepotenti. Per favore, grazie.
Cosa possono fare in pratica i genitori. Il direttore da me interpellato in proposito, mi ha intrattenuto a lungo su questo argomento, raccontandomi diversi episodi di bullismo, ed alcune soluzioni da lui messe in atto.
Sul fenomeno del bullismo, o comunque di ogni genere di indisciplina, mi ha detto questo: “la cosa principale è accorgersi, accorgersi vegliando e far sapere chiaramente che noi lo sappiamo, far sapere che io lo so quello che è successo, so quello che hai fatto, e quello che hai fatto non è quello che insegniamo nella nostra scuola, non è quello che vogliamo, anzi vogliamo che non si ripeta mai più, e per questo motivo ti teniamo ben d’occhio ! Apertamente, chiaramente, il ragazzo deve saperlo -”
E’ importante accorgersi, è importante che chi fa queste cose sappia che è tenuto d’occhio e non può fare impunemente quello che vuole.
Bisogna tenere conto che spesso il ragazzo violento ha dei problemi, questo non per giustificarlo, assolutamente!!, ma perché aiutandolo a risolverli, se si può oppure a chiarirli, spesso anche l’atteggiamento aggressivo si modifica. A volte ci sono bambini che
hanno solo 7/8 anni, ma non hanno sentito altro linguaggio in casa e quindi a
loro volta, pensano che il modello violento e prepotente, sia il modello
vincente, e lo imitano. Bisogna insegnare loro a trovare altro
modo per esprimersi. Certo questo è il compito più dell’insegnante, che del
genitore del bambino non violento; ma la famiglia del bambino che subisce torti,
deve insistere presso le maestre o il direttore, perché non ignorino il
problema, perché gli insegnanti non devono far finta di niente. I genitori del bambino vittima, diciamo così, non devono esagerare l’accaduto, ma soprattutto non devono ignorarlo di fronte al proprio figlio, che si sentirebbe abbandonato proprio nel momento del bisogno. La famiglia di un bambino “vittima”, deve esigere che la scuola prenda un atteggiamento corretto nei confronti dell’accaduto – non basta condannare l’episodio- bisogna vegliare , perché non si ripeta. Solitamente i genitori del bambino violento, non desiderano parlare con gli altri genitori, ma non possono fare a meno di andare a scuola se convocati dal direttore o dalle insegnanti.
I genitori devono sapere (chiedere ai figli se necessario) se c’è controllo da parte dell’insegnante, o dei bidelli durante gli spostamenti dalle classi ad altri locali, e soprattutto nelle palestre e nei bagni. Se ciò non avviene, i genitori devono segnalare la mancanza all’insegnante e se necessario al direttore, perché i bambini non devono essere in pericolo, se solo mettono il naso fuori dall’aula!
Segnalava il nostro amico direttore, un altro fenomeno accaduto a volte nelle classi: la diversa reazione delle maestre di fronte ad un analogo episodio, e che lui bollava come “usare due pesi e due misure”. Infatti una maestra quando riceveva la lamentela da una bambina, si preoccupava di sapere cosa era accaduto e la consolava, quando un maschietto le si rivolgeva per un motivo analogo, lo sgridava o lo ignorava Questo, ovviamente non è giusto. Come genitori dobbiamo vegliare, perché i fatti spiacevoli che succedono, non vengano trascurati
Concludo con un breve ma interessante episodio , che mi ha raccontato l’amico Direttore, episodio accaduto qualche anno fa in una scuola elementare, di un quartiere periferico, di una grande città. Siamo in una quarta. L’insegnante esce un momento dall’aula per lavarsi le mani impolverate dal gessetto della lavagna, e quando rientra capisce – dall’eccessivo silenzio, che è successo qualcosa. Chiede, ma non ottiene risposte. Ci riprova. Niente, nessuno parla. Allora annuncia che la lezione di matematica è sospesa, fa alzare tutti i ragazzini dai banchi che fa ammucchiare in un angolo, poi fa prendere a ciascuno una sedia e li fa sedere, in circolo al centro dell’aula, e lui si siede con loro. Silenzio di tomba. “Ora – dice l’insegnante - a turno ciascuno racconta cosa ha fatto in quei due minuti in cui mi sono assentato, ciascuno dice cosa ha fatto lui stesso, non cosa hanno fatto gli altri”. Dopo qualche minuto di silenzio, uno alla volta hanno cominciato a parlare, e tutti erano testimoni di quello che veniva detto: ciascuno poteva solo dire la verità.
In questo modo affrontando il problema, subito e con chiarezza , quell’insegnante ha fatto sì che l’episodio non si ripetesse.. A PRESTO !!!! Rossella
(leggere alternativamente… tipo strilloni)
…il recupero delle falde acquifere il recupero dei beni artistici e culturali danneggiati , Il recupero della partita di campionato… … il recupero delle forze…. Il recupero della refurtiva…. …… il recupero del greggio uscito dalla petroliera il recupero del tempo perduto… . il recupero dei sapori genuini… …. …. il recupero delle aree verdi….. ……. il recupero dei tossici… La nostra società senza valori, al massimo tenta il “recupero” di ciò che ha perduto o sprecato, siamo sempre al recupero di qualcosa….
Ma non ci si potrebbe pensare prima?
(Rossella) Un Buongiorno ai cari ascoltatori, e due verbi per l’argomento di oggi: perdere e recuperare.
A proposito di recuperi e ripensamenti ha destato un certo scalpore in Francia ( temo purtroppo ben presto sopito) l’intervento fatto un paio d’anni fa dal ministro dell’istruzione Jack Lang sul problema della disciplina, dei comportamenti in classe, e dell’autorità nelle scuole.
A firma di Marina Corradi su L'Avvenire mercoledì 7 marzo 2001 un interessante articolo dal titolo E ora riscoprono il vecchio «maestro»
A domandarselo non è uno qualsiasi, ma il ministro francese all'Educazione, il socialista Jack Lang, in apertura del convegno internazionale dell'Unesco, convocato a Parigi, sulla questione della violenza nelle scuole. Un interrogarsi, il suo, davanti a quattrocento delegati di venti Paesi e a fronte di cifre che, in Francia, sono difficilmente eludibili. Solo nello scorso anno scolastico, nelle scuole di secondo grado si sono registrati oltre seimila episodi abbastanza gravi da essere segnalati alla magistratura, e tra questi novecento aggressioni, verbali o anche fisiche, a compagni e insegnanti. L'ultimo regolamento disciplinare, l'estate scorsa, ha
rafforzato la presenza delle famiglie in seno ai consigli di disciplina,
aumentando ancora la tendenza a difendere sempre i ragazzi e convincendo molti
insegnanti che a dominare, a scuola, sia l'impunità degli studenti. Un interrogarsi che sa di mea culpa, e che coincide,
temporalmente, con gli allarmi di Blair sull'adolescenza inglese, e anche con
l'ansia che ha colto l'Italia dopo la sequenza di violenze che in pochi giorni
ha coinvolto giovani e giovanissimi. Una generazione che, anche se non in prima persona sessantottina, è stata comunque "sessantottata", cresciuta nel dogma del "vietato vietare" e nel mito del genitore-amico, si chiede nervosamente quali errori abbia commesso, se i risultati delle sue fatiche educative non sembrano affatto migliori delle leve cresciute nell'orrendo mix borghese e repressivo dei decenni precedenti. Che, con quella robusta spallata all'autoritarismo, sia andata perduta anche la nozione di autorità? si chiede Lang, ed è un dubbio serio, anche se un po' tardivo. Ora nelle scuole francesi è tutto un dibattere, se sia
giusto o no dare zero in condotta a chi ne combina una grossa, e se le punizioni
debbano essere individuali o collettive. Comunque, un intervenire "dopo", un
affannarsi a posteriori, un tentare di raddrizzare, puntellandola, una casa
venuta storta. Idea questa che dispiaceva terribilmente ai sessantottini, persuasi che si nascesse buoni, e che nessuna indicazione fosse necessaria per diventarlo. Un famoso pediatra italiano scrisse - ad esempio - un
decalogo che venne appeso in centinaia di asili , le tavole della legge del
"vietato vietare". Concetto fondamentale: il bambino non ha bisogno di maestri. Il teorema pedagogico del '68 appare inesorabilmente
incrinato, anche agli occhi di chi ci ha creduto. L'eredità culturale del '68 è anche nell'affermare che non ci sono maestri, e che ognuno, in fondo, si educa da sé. Quindi perché uno in cattedra ti deve dare un voto, e dove prende il diritto di rimproverarti? Dove, in fondo, attinge la presunzione di avere qualcosa da insegnarti, se tu già istintivamente sei buono? E se il tuo istinto è buono, perché non seguirlo fino in fondo, qualunque esso sia? Un sociologo come Pierpaolo Donati ha parlato dei genitori
degli adolescenti di oggi come di un "anello mancante", un punto in cui la
catena della trasmissione generazionale si è interrotta. Genitori come
dimissionari su un ruolo fondamentale, quello di padri, quello di maestri. ____ (R) Fin qui la lettura dell’articolo che riporta le dichiarazioni del ministro francese, della Pubblica Istruzione Jack Lang, rilasciate nel 2001 . Penso che ci sarebbero molti commenti da fare su queste dichiarazioni, ci sarebbero da fare anche molti “ripensamenti” e ci sarebbero da prendere molti provvedimenti,
Ma soprattutto nell’educazione dei ragazzi, bisognerebbe mettere in pratica quelli che sono gli “ insegnamenti preziosi” . Il mio libro preferito, pieno di saggezza, infatti già da tempo portava scritto: “insegna al ragazzo la condotta che deve tenere ed anche quando sarà grande non se ne allontanerà” Sacra Bibbia, libro dei proverbi capitolo 22 versetto 6
Mentre ringraziamo Pietro dalla provincia di Reggio Emilia , che ci aveva segnalato l’articolo, contenente l’intervista al ministro francese dell’istruzione Jack Lang, vi diamo appuntamento a tra poco, per la seconda parte di questo nostro incontro settimanale. A presto. (Rossella) Rieccoci cari amici, per questa seconda parte dell’incontro odierno, contraddistinta da altri due verbi: se perdere e recuperare, erano quelli della prima parte, cercare e custodire, sono più adatti per questa seconda. Cercare… Cappellaccio in testa, setaccio alla mano, un uomo raccoglie e scruta la sabbia e la fanghiglia dei corsi d’acqua, alla ricerca di qualcosa di prezioso. Si china, si infanga, si sporca, si stanca, a volte si scoraggia ma poi riprende la sua fatica, perché sa che LETTERALMENTE ne vale la pena. Non è difficile da indovinare…. chi sia quest’uomo….. È il Cercatore d’oro, che setaccia i corsi dei fiumi alla ricerca di pagliuzze o pepite….pietruzze grandi o piccole…. l’importante è che siano d’oro.
Cercare. Il cercatore d’oro cerca un metallo prezioso, setacciando ghiaia, sabbia, fango. Che cosa cerchiamo, noi genitori, idealmente inginocchiati vicino a un fiume, forse senza il cappellaccio in testa, ma almeno con il setaccio alla mano, per …. immergerlo nelle acque e cercare delle pagliuzze lucenti? Che cosa cerchiamo, con tanta cura ed insistenza? Evidentemente qualcosa per cui anche per noi, vale la pena di faticare e lottare. Cerchiamo le cose importanti e tralasciamo le inutili, le superflue, le vane. Cerchiamo la saggezza necessaria, per svolgere bene il ruolo di genitori, la saggezza rara, la saggezza preziosa. poiché la saggezza vale più delle perle, tutti gli oggetti preziosi non la equivalgono dice il libro dei Prov.8:11
Cerchiamo le cose importanti da trasmettere ai nostri figli, perché ciò che insegniamo ai nostri ragazzi resta, perchè quello che altri insegnano ai nostri ragazzi, resta. In questo mondo ci sono cose buone e cose nefaste, così come nel fiume, c’è l’oro in mezzo al fango e tra tante pietre. Come genitori vogliamo incidere positivamente nella vita dei nostri ragazzi perché anche loro imparino a fare scelte giuste, imparino a scegliere bene. Questa sarà la nostra gioia, infatti “non ho più grande gioia di questa:sapere che i miei figli camminano nella verità”dice l’apostolo Giovanni nella terza lettera Cercare. cerchiamo di discernere l’oro nel fango e l’oro dal fango, cerchiamo di capire le radici delle cose che nella nostra quotidianità vanno male e capire perché molti giovani hanno intrapreso delle strade sbagliate, vogliamo soprattutto capire cosa possiamo e dobbiamo fare con i nostri figli, con i nostri nipoti, perché l’amore nei loro confronti ci spinge ad agire, e la responsabilità ci rende vigilanti. Vogliamo fare loro del BENE. Bene che non vuol dire evitare loro tutti i traumi, non vuol dire farli vivere nella bambagia, non significa dire solo sì, vuol dire aiutarli ad agire correttamente ed autonomamente, al momento giusto..
Proverbi 2:1 –5 Figlio mio, se ricevi le mie parole e fai tesoro dei miei comandamenti, prestando orecchio alla sapienza e inclinando il cuore all'intendimento; sì se chiedi con forza il discernimento e alzi la tua voce per ottenere intendimento, se lo cerchi come l'argento e ti dai a scavarlo come un tesoro nascosto, allora intenderai il timore dell'Eterno, e troverai la conoscenza di DIO.
Cercare e custodire. Costruire e custodire la relazione d’affetto e la relazione spirituale con i nostri figli. Un maestro elementare in pensione mi ha detto:”se potessi dare un consiglio ai giovani genitori direi una cosa che può sembrare una banalità, … e invece è molto importante. Dedicate tempo ai vostri figli, non solo in quantità, ma soprattutto in qualità, parlate, camminate, uscite con loro, state vicini, non perdete la pazienza e alla sera, leggete o raccontate ai ragazzi delle belle storie. - questo maestro spiega ancora : Con questo racconto serale si permette al bambino di addormentarsi più sereno, di imparare con tranquillità le vicende e le metafore della vita, di imparare a conoscere il vostro carattere, i vostri sentimenti, prende parte ed assorbe la vostra vita, anche attraverso il tono di voce, attraverso i sentimenti e le emozioni che lasciate trapelare nel racconto.” Mentre questo caro maestro elementare mi diceva queste cose, mi sono tornate alla mente le parole di un’altra raccomandazione: “insegna a tuo figlio,le mie leggi, quando sei per strada, quando ti alzi al mattino, e quando ti corichi la sera, affinché tu sia felice” Alla sera, al mattino, per strada, in casa, ….. che vicinanza tra genitori e figli, che unione, che belle conversazioni, che amore trasmettono questi atteggiamenti
Custodire i tesori di famiglia, custodirli e trasmetterli. Il Signore vuole che trasmettiamo ai nostri figli le cose importanti, le cose preziose, le cose che restano, le cose che lo riguardano Nel libro più letto al mondo, che è anche il primo stampato con caratteri mobili, dal tipografo Gutemberg, e soprattutto è il Libro dei Libri… in un salmo sta scritto Salmo 78:3-7 Ciò che noi abbiamo udito e conosciuto, e che i nostri padri ci hanno raccontato, non lo nasconderemo ai loro figli, ma racconteremo alle generazioni future le lodi dell'Eterno, la sua potenza e le meraviglie che egli ha fatto Egli…. ha comandato ai nostri padri di farle conoscere ai loro figli, affinché la generazione futura le conoscesse, assieme ai figli che sarebbero nati, ed essi a loro volta le narrassero ai loro figli,e ponessero in DIO la loro fiducia e non dimenticassero le opere di DIO, ma osservassero i suoi comandamenti… è magnifica questa trasmissione continua tra padri e figli….e figli dei figli…. relazione d’amore e relazione spirituale. E’ bello ed essenziale, poter cercare, trovare, custodire e trasmettere cose preziose ai nostri figli.
|
|
|
Inviare a
postmaster@utilecomune.com un messaggio
di posta elettronica contenente domande o commenti su questo sito Web.
|